Stallo

È da quasi un mese che non vi tedio con la mia vita, la mia transizione, i miei problemi. Un po’ per pigrizia, ma soprattutto per non annoiarvi con il nulla, visto che non è successo niente degno di cronaca. E ci sono cronache ben più interessanti e urgenti in questi giorni.

Mi sono ultimamente definita come “sospesa”, non dalla scuola (della vita) ma nel senso di “in attesa”. In attesa di cosa? Be’ ricordate che sto cercando di cambiare genere, non solo nella mia testa, non solo fra le amicizie che mi hanno accolta, ma anche per tutto il mondo, a partire dall’apparato burocratico?

Da giorni non mi sento più sospesa ma in stallo. Differenze? Sono entrambi stati di sospensione, ma lo stallo, almeno in senso aeronautico, come lo intendo io, è una stasi che precede il precipitare, incontrollabile, verso lo schianto del velivolo, salvo manovre che richiedono grandi abilità da parti del pilota.
Abilità che mi mancano.

Così come mi mancano le capacità e le risorse per proseguire, in tempi brevi, il mio percorso di transizione, il mio “volo”.

Sono passati quasi due mesi da quando ho avuto il nulla osta per la TOS, e ne mancano altri due alla visita in cui, forse, mi prescriveranno la terapia o, se va male, mi prescriveranno gli esami da valutare alla visita successiva – dopi altri sei o sette mesi – per arrivare, sempre forse, alla prescrizione.

Questo è il percorso SSN, quello pubblico. Ci vuole pazienza, ci chiamano “pazienti”. Ma quanta pazienza ci vuole? Quanto tempo ho io, alla soglia dei cinquantasei anni?

Alternative? Ovviamente il percorso privato! “Bello poter scegliere”, recitava il Celeste – ora ai domiciliari dopo sentenza definitiva – “per chi se lo può permettere” ho sempre aggiunto io, allora e soprattutto adesso!

Sì, con le convenzioni, tramite associazioni, si trovano prezzi (quasi) accessibili… per chi ha un lavoro vero, retribuito come si deve. Ma anche 60-70 euro a visita (contro almeno il doppio, senza convenzioni) sono troppi per chi, a fine mese, deve decidere quali bollette pagare. E di visite, esami e poi farmaci ne servono tanti, e la terapia ormonale è “a vita”. E se vengono prescritti dai privati, li devi fare e acquistare privatamente.

Ho valutato varie opzioni ma oltre a pregare – ci credessi e ne fossi capace – per un lavoro vero – e anche la possibilità del mese scorso sembra sfumata – non mi rimane che la trappola della speranza (cit.): sono troppo vecchia e brutta per pensare di prostituirmi (e mi farei troppo schifo!), troppo scassata e imbranata per pensare a una rapina (potete immaginare che fine farebbe una donna come me, per quanto brutta, in un carcere maschile?).

A fine mese scade il contratto di lavoro, che dovrebbe essere rinnovato. Ma dopo una settimana di malattia, per influenza, ora ho altre due settimane, fino al 25 marzo, senza lavoro a seguito dei decreti covid-19, al momento in ferie forzate, in trepida e speranzosa (ancora!?) attesa si converta in cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali. Ma se lo stop proseguisse oltre? Quante possibilità ho che l’azienda per cui lavoro non decida di procrastinare il rinnovo a quando le attività riprenderanno a pieno regime.

Per l’influenza ho anche dovuto rinviare il controllo cardiologico – da marzo a fine novembre! – e, visti eco-cardiogramma e test da sforzo passato benissimo, non sarebbe un problema se non fosse che il mio cuore ogni tanto batte all’impazzata… saranno solo i pensieri, ma nel frattempo si insinua fra di essi.

Mille pensieri, mille paure, nessuna certezza. Neanche su chi sono, dopo cinque mesi a entrare uscire dai panni e ruoli maschile del lavoro. Sul futuro di coppia, dopo un lento ma continuo distacco di M., accelerato dall’isolamento per la possibilità che l’influenza fosse qualcosa di più.

Sono giorni che non dormo o quasi, e che comunque non dormo decentemente: o mi sveglio all’una e mi rigiro fino alle sei, o vado a letto alle due, leggo per almeno un’ora e comunque mi sveglio alle sei. Poi, ogni tre-quattro giorni forse crollo, sfinita, e riesco a dormire un po’ di più.

L’insonnia, ho scoperto, la condivido con una mia recente amica, per il momento virtuale, con cui condivido anno e, forse, città di nascita, tipo di percorso e orientamento, anche lei sposata con figli e, anche se lei ha terminato il percorso prima che io iniziassi realmente il mio, pare abbiamo molte cose in comune, avremo lo stesso oroscopo?

Inizialmente davo colpa alla febbre e al paracetamolo. Ora credo sia solo ansia, pensieri, muri che si alzano sul mio percorso. Stanchezza. Trappole.

Sono in stallo e mi preparo a precipitare.
Ma non ho il paracadute.