Paola Maria e Ciro: l’amore e l’odio

Non riesco ancora a metabolizzare questa notizia.

Sono già passati due giorni ma è troppo triste da digerire: prima di tutto perché Paola Maria era troppo giovane per morire, poi perché è successo per mano del fratello, poi perché è morta, pare, perché secondo la famiglia li stava disonorando, e il fratello, auto-assurto a patriarca, censore e padrone della vita della sorella ha agito: “Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata”.

Come può, l’amore, essere un disonore?
Infettata da che? Dall’amore?

Meno dolorose ma altrettanto tristi sono state le parole usate dalla stampa e le reazioni di alcune associazioni della galassia femminista/lesbica che si rifiutano di riconoscere il genere maschile a Ciro.

D’altronde stanno nascendo associazioni LGB, che escludono la T e tutte le altre sigle seguenti, generalmente riassunte con un *.

D’altronde le TERF si rifiutano da anni di riconoscere l’identità di genere femminile alle donne transgender (mtf o XY), considerandole uomini e quindi parte del patriarcato maschile, tanto quanto l’identità di genere femminile agli uomini ftm (o XX, considerandoli donne, confuse, lesbiche che non hanno il coraggio di accettarsi.
Come se fosse semplice affrontare l’incongruenza di genere, come fosse facile riconoscersi e accettarsi, iniziare e affrontare la transizione.

Fortunatamente sono una minoranza, di una minoranza alla quale tutt* apparteniamo.

Verrà mai il giorno in cui saremo, tutt*, solo “persone”?

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