Giornata mondiale dell’orgasmo

Oggi decisamente non è la mia giornata.

Vorrei molto, veramente tanto, donarne uno al mio amore – e assaporarne ogni momento – ma so che non accadrà, anche se potremmo averne più di un’occasione, già che nostro figlio è ancora al mare.

Non mi dispiacerebbe neanche celebrare la giornata con uno mio, ma non ho l’intimità necessaria per far da sola, in questi giorni di ferie – non mie, ovviamente, ché ho appena rincominciato a lavorare.

Buon orgasmo a tutte le persone che ne potranno approfittare, buona vita a chi, come me, deve rimandare.

Perché Estradiolo? Oh, scusi!

Oggi avevo una delle mie numerose visite di controllo periodiche in ospedale e durante la visita comunico l’aggiornamento delle mie terapie in corso.

Prendendo tante caramelline, perciò ho un foglietto prestampato, con tutti i nomi e i dosaggi, e lo passo all’infermiera.

Scorrendo la lista si sofferma e mi chiede: “mi scusi, perché Estradiolo?”.
“Perché sono in terapia per l’adeguamento dell’identità di genere”.
“Ah! Mi scusi!”.
“Ma no, si figuri, non si deve scusare!”.

Mi sembra positivo che almeno sappiano di cosa di parla e che ci sia una certa sensibilità. Ma anche rispetto, direi. Non lo do mai per scontato, anzi!

Questionario ISS

Qualche tempo fa ho saputo, tramite la carissima Antonia Monopoli, che la dottoressa Bonadonna, endocrinologa, stava cercando persone come me, in percorso per l’adeguamento dell’identità di genere, per la compilazione di un questionario statistico per l’Istituto Superiore di Sanità.

Dovendo già andare a Milano per la visita di controllo TOS, mi sono proposta.
Lo scopo del sondaggio è cercare di garantire alle persone transgender l’assistenza medica e terapeutica tramite il Servizio Sanitario Nazionale, quindi disponibile per tutt*, anche a chi non può permettersi il percorso privato.

Certo, anche il Niguarda cerca di proporre un servizio pubblico, da anni, ma i tempi di attesa sono lunghi e sicuramente servirebbero più strutture.
Sono molto felice di aver partecipato al sondaggio.

E ancor più felice di aver incontrato una donna così fantastica come la dottoressa Bonadonna.

Di lei mi avevano parlato molto bene, l’impressione diretta è decisamente migliore.

Grazie!
Spero di essere stata di aiuto per la sua ricerca.

Visita di controllo TOS

Tagliando di controllo per la TOS, all’ospedale di Niguarda.

Gli esami sono OK e la terapia è confermata, fino a fine anno.

Prima di iniziare la visita mi viene chiesto il consenso per la presenza di due documentaristi: accordato.

La visita è stata piuttosto breve – oltre che, straordinariamente, più che puntuale – e più che altro incentrata sul riassunto delle puntate precedenti per informare i documentaristi.

Sembro essere un “caso” interessante e a settembre potrebbero ricontattarmi per approfondire.

Odio essere fotografata e ancor di meno vorrei essere ripresa in video. Ma se posso dare il mio contributo, sono disponibile.

In fin dei conti è grazie alle esperienze altrui che mi sono scoperta.

È ora di ricambiare, credo.

Ritorno al lavoro

Dopo diciannove settimane di cassa integrazione finalmente oggi sono tornata al lavoro. Di-cian-no-ve! 19 è, forse, il mio numero preferito, non in questo caso!

Non ce la facevo più a stare a casa. Ma soprattutto non ce la facevamo più con i conti, perché ti dicono che in cig prendi circa l’80% della paga ma in realtà ci sono due fasce di riferimento e io ho preso circa il 50% di un part-time 50% della paga da operaia.

Ma oggi non mi voglio lamentare, oggi è festa: il lavoro è fatica ma è anche dignità. E finalmente da oggi riprendo dignità e guadagno. Poco di entrambi, ma qualcosa.

La paura più grande? L’unica direi?
Sono mesi che vivo in famiglia, in ambiente protetto, dove anche il mio figlio minore mi parla al femminile. E dove io parlo solo ed esclusivamente al femminile.

Ma al lavoro sono ancora un uomo.
Già!

Sono sopravvissuta alla prima giornata. Credo di non essermi tradita. Spero, o forse no.

A fine lavoro non sono così contenta di essere tornata al lavoro. Non fraintendetemi: sono contenta di lavorare di nuovo. Ma non di doverlo fare da uomo.

Nei miei panni avrei voluto fare coming-out al lavoro già da tempo, poi è arrivato il covid-19 e non posso che ringraziare che mi abbiano rinnovato il contratto in cassa integrazione.

Chissà quando non avremo più bisogno di coming-out perché saremo solo “persone”.

Lei non parla, ieri attendo, oggi parlo io

Siamo sole, solette, da un paio di giorni. Speravo fosse una buona occasione per poter parlare, se non per goderci un po’ di intimità.

Sono mesi che avevamo preso “appuntamento” per una cenetta – una pizza o un romantico kebab, visto il budget – per chiarire, in santa pace, quello che è e che potrebbe essere in futuro il nostro rapporto.

Era la fine di febbraio, squattrinate come al solito abbiamo atteso lo stipendio – ci pagano entrambe al 10 del mese – e ovviamente, quando sono arrivati i soldi tutti i locali erano chiusi per la pandemia. Fa parte del nostro pacchetto “sfiga”.

Ho atteso un paio di giorni, sia per rilassarci, sia per riposarci. Ammetto anche – da parte mia – per vedere, ieri, una partita della squadra di baseball italiana che tifo e da poco hanno rincominciato a giocare, con dirette streaming.

Forse due giorni sono pochi, forse avrei potuto aspettare di più… ma sono abbastanza convinta che non ci sarebbe stata alcuna iniziativa da parte sua.

E infatti la voglia di parlarne era poca.

Direi “come al solito”, se non mi sembrasse poco scorretto, senza contradittorio, ma quante volte le ho proposto di leggere questo blog. Eventualmente stampandoglielo, vista la sua idiosincrasia per testi lunghi sullo schermo del computer. Ma la risposta è, sempre, adesso no, poi ti dico. Ti faccio sapere.

E neanche stasera c’è stato un gran chiarimento. O forse sì.

Insomma: ci vogliamo bene? Sì. Punto.

Ma, citandola, anche se volessimo separarci non potremmo farlo perché non ne abbiamo le risorse.

Non è un bel messaggio vero?!

Il sesso è escluso, direi, così come ogni affettività oltre a qualche bacio.

***

In questo mese ho avuto una proposta di lavoro dal Portogallo in cui ho sperato molto. Un lavoro in call center, niente di che, ma offerta economica molto interessante – anche se poi, per esperienze pregresse la paga dopo il secondo colloquio si riduce – svanita per blocco delle assunzioni internazionali, causa ritorno covid-19, secondo il cacciatore di teste che mi stava arruolando.

Mi sarebbe pesato stare lontana. Ma qui mi sento un peso, ormai, e gliel’ho detto. Me ne sarei andata volentieri per togliere il mio ingombro.

Il suo unico dubbio? Se e come avrei potuto continuare le mie terapie.

Mi sarebbe pesato stare lontana. Ma forse mi avrebbe fatto bene.

Figlio al mare…

Oggi nostro figlio parte per il mare con un suo amico.

Noi saremo sole, solette.
Una volta avrei detto “sposine”.
Ora temo che saremo semplicemente “single”.

Sapete che sono vecchia e quindi, parlando di luglio, la canzone del giorno non può che essere Luglio, col bene che ti voglio.

Sono così evidentemente ‘trans*’?

Oggi terzo incontro col nuovo psicologo, dall’inizio della TOS.

Concludo, più o meno, il racconto del mio percorso e della mia vita. Sensazioni e traumi dall’infanzia, all’adolescenza, alla consapevolezza.

Ovviamente, visto che in ambito psichiatrico e psicologico la narrazione l’ho ripetuta più volte è probabile che mi sia dimenticata alcuni particolari.

Lo stupore è che, alla fine della seduta – la terza! – mi ha chiesto se volevo già la relazione.

Sono così evidentemente “disturbata”, “disforica”, “incongrua” – secondo il manuale di riferimento – perché in soli tre incontri ho ottenuto prima il nulla osta psichiatrico per la TOS e poi, sempre al terzo incontro, la possibilità di avere una relazione per proseguire l’iter in tribunale?

Visto che ho iniziato la terapia ormonale da poco, nonostante non abbia soldi da scialare e che faccia proprio fatica a pagare la terapia ormonale e psicologica ho chiesto di continuare.

Il dottore ne è rimasto soddisfatto, non credo solo per il suo budget, visto che mi ha detto che segnalerà nella relazione che spontaneamente decido di proseguire con una psicoterapia di accompagnamento.

AMA non m’AMA

Per oggi era previsto il gruppo AMA.

Purtroppo ci sono stati degli intoppi burocratici riguardo il tesseramento ArciGay e il corretto rispetto della normativa sulla privacy dei e delle partecipanti. Questo ha sospeso l’appuntamento in attesa di adeguamento.

Nel frattempo ho preso altri impegni e, puntualmente, l’incontro AMA, poco dopo, è stato riconfermato. Ma a quel punto non potevo più disdire l’altro impegno.

Mi spiace sia perché ovviamente ad agosto non ci sarà un appuntamento, sia perché mi avevano affidato il compito di accompagnare e introdurre una nuova sorella, datata più o meno come me e che, dopo vari scambi di messaggi, mi sarebbe piaciuto incontrare.

Ok, mi considero rimandata a settembre.