Conclusione della vacanza

In questi giorni, su e giù per ponti, perdendoci per calli e campi, fra canali che interrompono la via e maree che inondano le piazze, la fatica è tanta ma ripagata dalla grande bellezza di questa città.

Venezia è indubbiamente una città romantica ma non speravo in un influsso così potente: nel mio infinito pessimismo credevo che questa sarebbe stata l’ultima nostra vacanza come “coppia”.

Invece, sera dopo sera, risveglio dopo risveglio, M. si è riavvicinata con carezze, bacini, abbracci, qualche coccola.

Se prima di partire temevo potesse essere l’ultima vacanza di coppia ora sono euforica – disforia, tie’! 😜 – e magari mi illudo ma, intanto, mi godo il momento.

M. ti amo , te l’ho mai detto? 😇

Fine di un’amicizia di quasi mezzo secolo

Mentre mi sto godendo la vacanza ricevo una raffica di messaggi da quello che era – è stato, fu – il mio migliore amico e anche più di un fratello per quasi cinquant’anni.

Mea culpa: il 23 settembre mi partì accidentalmente dal telefono una chiamata rivolta a lui. Stavo lavorando e troppo spesso non blocco la tastiera. È un vecchio telefono che uso solo come numero privato e, normalmente, solo per ricevere.

Un fraintendimento ma da lì è partita una sequela di messaggi, inizialmente criptici poi molto fastidiosi. Dopo aver chiesto più volte di piantarla e aver anche chiesto scusa per la telefonata accidentale – a cui rispose solo con un mero sms “mandami un messaggio”, da me frainteso, visto che non sapevo di aver fatto la chiamata – ha continuato, martellante. Importuno e molesto, particolarmente nel momento felice di una breve vacanza.

Dopo averlo informato del blocco totale di tutti i contatti risponde “Ma smettila dai, verrà il tempo dei chiarimenti”. Con un tono – almeno così l’ho ricevuto – da patriarca, libero di decidere destino e tempo delle persone.

Io la porta gliel’ho già chiusa e riaperta due volte nell’ultimo anno. Con almeno altrettante proposte e possibilità di chiarimenti. E lui sa delle mia transizione da circa quindici anni, poco dopo di me e di M.

Questa chiusura è definitiva, sigillata. Anche perché dove sono nata si dice “tri vòlt bun, cujùn!”. (Serve la traduzione?)

Vacanza

#nograndinaviAbbiamo un bonus-vacanze da utilizzare. Dopo aver vagliato varie opportunità – ed escludendo tutte le strutture che ci hanno richiesto almeno un giorno extra, rispetto alla quota del bonus 🤔 – scegliamo Venezia. Città che ho sempre amato intensamente e dalla quale manco da circa quarant’anni, da quando hanno iniziato a proporre i ticket di ingresso. Fortunatamente mi sono risparmiata la visione delle grandi navi – che tanti danni hanno fatto alle strutture e alla città – sospese in questi tempi di pandemia.

Appena scesa dal treno, a Venezia Santa Lucia, prima di attraversare quasi tutta la città, su e giù per ponti, ho preferito passare dalla toilette.

Entro dalla parte delle donne e il guardiano mi ferma per farmi notare che “il bagno per uomini è dall’altra parte”.

Rispondo “ma io sono in transizione”. Non sono sicura di cosa abbia capito, causa mascherina, dopo “ma io sono”, però mi squadra, nota forse la borsa e l’abbigliamento e si scusa. Sì, si è scusato! E non solo, quando sono uscita: “Signora, mi scusi ancora per prima!”.

“Non c’è problema, grazie e buongiorno”.

Nessuna delle altre utenti, pur attenzionate dal richiamo iniziale, ha avuto da dire!

Questa mini-vacanza inizia molto bene.

M.

Mi sono resa conto che ultimamente, forse da sempre in questo mio racconto, M. non ne esca molto bene. Anzi!

E, nonostante ripetuti inviti, lei non legge, finora, per quanto ne so, queste parole. Volendo o nolendo manca il contraddittorio. Non è giusto.

Non è giusto che lei non possa rispondere.

Non è giusto che io non possa raccontare, liberamente – solo perché lei non legge – il mio disagio in certe situazioni di coppia. Se e per quanto è e sarà ancora coppia.

Non è giusto questo mondo, per niente o quasi.

Cercherò di essere più giusta o, almeno, corretta io.

Tiratemi le orecchie se non lo sarò ma non molto ché sono già troppo grandi.

Domani partiremo per una breve vacanza, in coppia. O di coppia?

O l’ultima, come coppia?

In ogni caso non posso che ringraziare M. per tutto quello che mi ha dato in ventun anni di coppia e quasi diciassette di matrimonio.

E anche se lei lo detesta, le chiedo scusa: non per quello che sono – perché lo sono, non l’ho scelto – ma per non averlo capito prima, in modo che lei potesse decidere se innamorarsi di quella che sono. Probabilmente Sicuramente no.

Coming-out al lavoro: non c’è due senza tre ma stavolta c’è!!!

Quando abbiamo il turno congiunto, il mio collega finisce un’ora prima.
Mentre stava per terminare il suo turno abbiamo iniziato a chiacchierare di varie cose e partendo dal mio “non so quando ci rivedremo”, causa ferie ed eventuale CIGS, “ne approfitto per dirti una cosa di cui devo parlarti da tempo…”.

Facile!
È stato facile, …una volta iniziato: prima avevo una fifa blu!

Si è preoccupato solo quando ho parlato di un mio disagio, un malessere, durato molti anni, ma dopo aver svoltato la boa dei due psichiatri e due psicologi che mi hanno fin qui seguita e la spiegazione della diagnosi di disforia – io preferisco il nuovo termine incongruenza – di genere e una semplice spiegazione di quello che significa gli è tornato il sorriso.

E gli è rimasto per tutto il breve racconto di quello ha significato e significa per me. Mi ha chiesto dei figli e gli ho parlato anche del rapporto con mia moglie.
È stato molto gentile e comprensivo. Per lui non è assolutamente un problema.
Alla fine mi ha anche chiesto come deve chiamarmi adesso: gli ho detto che “Chiara” è il nome che ho scelto ma che può continuare a chiamarmi anche, per il momento, con il vecchio nome: meglio se troncato per renderlo neutro.

Mi sento molto sollevata: un macigno in meno sul petto.

Rimane ancora l’ente presso cui lavoro in appalto e, ovviamente, la mia azienda. Ma il più è fatto e sapere che ho una sponda solida mi dà fiducia.

Grazie!
Ogni tanto il Mondo non è un posto così brutto.

Fra poco finisce l’estate e inizia l’autunno. Oggi ci sarà l’equinozio d’autunno: mancano solo poche ore, per quello astronomico.

***

Vorrei proporvi, musicalmente, Wake me up when september ends, dei Green Day, ma visto che sto per partire per una breve vacanza, non vorrei fosse solo un sogno: voglio proprio viverla e godermela da sveglia!

Ci riprovo con il coming-out al lavoro: ancora no!

Un’altra opportunità di coming-out fallita. Rivedo il collega dopo un paio di settimane ma ovviamente ci sono troppe cose di lavoro da discutere e sistemare.

Tra l’altro la CIGS è nuovamente in agguato, con la scusa del covid-19: ho parlato con il mio capo per richiedere qualche giorno di ferie e mi ha rifilato con nonchalace la notizia che hanno chiesto altre nove settimane di cassa. 😱

Scuse? Solo scuse? È vero: ho paura! Ma ho anche molto bisogno di farlo!
Quindi no, non sono – solo – scuse. Devo – solo – trovare il momento adatto.

Nell’ultima ora di servizio sono in turno da sola e mi arriva una risposta e-mail da un hotel che sto cercando di prenotare per un lungo fine settimana – grazie al bonus vacanze – e ancora una volta mi chiamano “signora” pur avendoli contattati sempre con il mio nome anagrafico e – ho ricontrollato! – parlando solo al maschile.

Che esista davvero il gay-radar? 🤔

Misure

Lo faccio quando ho tempo, in genere di lunedì, ma più frequentemente quando mi ricordo e ne ho voglia.

Sono passati centootto giorni dall’inizio della TOS, che a contarli mi sembra di essere una tossica in astinenza ma in realtà è il foglio di calcolo, dove riporto le misurazioni, a ricordarmelo.

Il seno è stabile – ahimè – da molto tempo: cresciuto velocemente nel primo mese si è stabilizzato, in circonferenza, per evolversi internamente con le ghiandole mammarie. Tanto dolore all’inizio, rimane ormai un’alta sensibilità.

Si stanno allargando invece, con mia grande soddisfazione – e a volte temo di toccarmi un po’ troppo da quelle parti: non è che poi divento cieca? – e allargamento di natiche e cosce, sempre più tondeggianti.

E la parte migliore è che si sta drenando il giro-panza, forse scendendo a causa della gravità. (Vi siete mai chiesto come sarebbe il mondo se Newton non avesse scoperto la gravità? 😜).

Temo sia ancora troppo alto il testosterone, visto come mi è montata la rabbia per un idiota che mi ha tagliato la strada, in auto, ripartendo da un parcheggio – sul marciapiede – senza neanche degnarsi di guardare lo specchietto.

Vorrei aumentare il dosaggio di estrogeni… ma c’è una vocina che mi ricorda di fare con calma e non avere fretta. E di certo non posso permettermi un trombo.

Parlando di misure mi è venuta in mente la geometria, e pochi giorni fa ho sentito cantare “la geometria non è un reato”… Ma visto che non mi è mai piaciuta la musica di Renato Zero, non metto il link a Triangolo: se volete sapete come e dove trovarla, no?!

Finite le misure, sono stanca dei miei dolori. Anche queste si misurano, anche se è molto soggettivo e non c’è un dolorimetro.
Nondimeno sono stanca di soffrire. Stanca di ingoiare antidolorifici.

Ho voglia di muovermi, liberamente, anche di sera. Voglia di divertirmi. Voglia di uscire, di vivere. I dolori mi ricordano che sono vecchia, il portafoglio che sono squattrinata, e non mi resta che ricordare un amato motto irlandese:

Tiocfaidh ár lá!
bandiera irlandese

GentilissimA!

Oggi, al termine di uno scambio di messaggi con il mio collega, mi ringrazia con “gentilissima”.

Considerando che, sulla tastiera “a” e “o” sono piuttosto lontane mi squilla la campanella: che abbia capito?

D’altra parte ormai fatico a trattenermi e anche al lavoro parlo, almeno per metà, al femminile.

Lui non è ancora rientrato al lavoro ma…

Paola Maria e Ciro: l’amore e l’odio

Non riesco ancora a metabolizzare questa notizia.

Sono già passati due giorni ma è troppo triste da digerire: prima di tutto perché Paola Maria era troppo giovane per morire, poi perché è successo per mano del fratello, poi perché è morta, pare, perché secondo la famiglia li stava disonorando, e il fratello, auto-assurto a patriarca, censore e padrone della vita della sorella ha agito: “Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata”.

Come può, l’amore, essere un disonore?
Infettata da che? Dall’amore?

Meno dolorose ma altrettanto tristi sono state le parole usate dalla stampa e le reazioni di alcune associazioni della galassia femminista/lesbica che si rifiutano di riconoscere il genere maschile a Ciro.

D’altronde stanno nascendo associazioni LGB, che escludono la T e tutte le altre sigle seguenti, generalmente riassunte con un *.

D’altronde le TERF si rifiutano da anni di riconoscere l’identità di genere femminile alle donne transgender (mtf o XY), considerandole uomini e quindi parte del patriarcato maschile, tanto quanto l’identità di genere femminile agli uomini ftm (o XX, considerandoli donne, confuse, lesbiche che non hanno il coraggio di accettarsi.
Come se fosse semplice affrontare l’incongruenza di genere, come fosse facile riconoscersi e accettarsi, iniziare e affrontare la transizione.

Fortunatamente sono una minoranza, di una minoranza alla quale tutt* apparteniamo.

Verrà mai il giorno in cui saremo, tutt*, solo “persone”?

https://www.instagram.com/p/BpCW6iSnUiZ/

Hey, svegliati!

Mattina iniziata male: vengo svegliata bruscamente da M. che mi chiama con il mio nome maschile – dirà poi che non avevo risposto ai precedenti tentativi.

Mi alzo inversa. Non devo andare al lavoro ma oggi mi serve l’auto e quindi devo accompagnarla alla stazione.

Rimurgino* tutto il giorno poi mi sfogo con lo psicologo che concorda: merito un po’ più di rispetto. Decido, con la sua approvazione, di non rispondere più al nome maschile.

Poi, ripensandoci, mi rendo conto che normalmente mi sveglia con “hey, è ora”. Per quanto sbagliato forse è meglio per nome? Comunque mi fa male!

E pensare che quando tocca a me svegliarla uso sempre nomignoli affettuosi.

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Mi rendo anche conto che lo psicologo sta diventando lo sfogatoio, sostituto – a pagamento – dell’amico/a del cuore.

Sì, ho decisamente bisogno di amicizia, se non altro per risparmiare!

Detta così suona proprio male!!!

No, ho bisogno di amiche, amici, affetto. Non per risparmiare sulla psicoterapia ma perché, nonostante sia orsa, mi mancano abbracci, complicità, confessioni, confronti. E coccole, ma questo è un altro discorso.

 

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* So che l’Accademia della Crusca non è d’accordo ma, dopo aver editato la parola infinite volte con e senza la seconda ‘r’, non mi suonava senza, quindi la lascio. Cfr. Perché rimuginare su una r di troppo?