Sublimazione

Ogni volta che al lavoro si rivolgono a me al femminile, nonostante l’orrenda divisa, sempre più sformante con gli strati invernali, mi sciolgo.

Oggi un’utente mi ha congedata, dopo una richiesta di informazioni, con “grazie, gentilissima!”.

Altro che sciolta: sono passata direttamente allo stato gassoso!
😇

Sublimazione

“La” Chiara

Da oggi, al lavoro, sono ufficialmente “La” Chiara.

Dopo anni di vessazioni da parte della mia insegnante di lettere del triennio, che mi riteneva una bestia (magari lo ero anche ma per lei lo ero a prescindere, per questioni politiche, a seguito di una dura discussione riguardo mie opinioni espresse in un tema, all’inizio dell’anno scolastico), alla fine credo di essermi fatta una mia piccola cultura da lettrice autodidatta che mi ha permesso di lavorare per più di una decina di anni, con qualche soddisfazione, in campo editoriale e non solo come grafica ma anche come editor e redattrice.

Da qui deriva una leggera avversione agli svarioni dialettali in cui sono comunque immersa e con cui lotto quotidianamente, spesso inutilmente, anche con me stessa.

Ma da stasera, essere “LA” Chiara è, per me, meglio di un diploma e quindi me ne vanto! Anzi, mi unisco alla sorellanza militante di tutte le “La” dell’universo.

***

Non posso non ringraziare anche la mia compagna di classe che in quell’episodio scolastico mi difese strenuamente di fronte alla professoressa, e anche per questo le voglio ancora molto bene. Lei faceva parte del collettivo anarco-femminista della scuola – un ITIS: vita non facile per le ragazze, quarant’anni fa – e per quanto mi sentissi vicina alle compagne, allora i maschi erano fermamente esclusi dagli ambienti femministi.

Er vaccinaro

Oggi mi sono fatta vaccinare contro l’influenza. Visto che il mio dottore ha ricevuto le dosi solo per gli over 65 – e mi manca ancora qualche anno – essendo comunque considerata persona fragile dal SSN, ho prenotato tramite il CUP regionale e fortuna volle che qualcun@ avesse rinunciato all’appuntamento odierno, ché se no l’attesa sarebbe stata molto lunga.
Grazie al non-traffico sono arrivata al centro vaccinazioni un po’ in anticipo ma non c’è stata nessuna attesa… Vabbe’, non è questo l’argomento del mio blog.

Entro, mi chiedono nome e cognome e li dichiaro, la dottoressa al computer mi chiede le esenzioni e dopo aver elencato i vari codici, viste le perplessità, elenco le patologie.

Nel frattempo entra un altro medico che inizia a parlare con la dottoressa. Io mi sono spogliata restando, sopra, in reggiseno e canottiera – è la seconda volta, ora so che la fanno sul braccio – e il giovane medico di fianco a me rimane con la siringhetta per aria…

Esce l’altro medico e la dottoressa rimane concentrata sul computer… dopo un po’ il mio vaccinatore, sempre con la siringa per aria, richiama la sua attenzione: “cosa faccio, posso procedere con la signora?”. “Certo, certo”…

Oltre a giuggiolare1 per “la signora” – nonostante la mia dichiarazione di generalità maschili, con inequivocabile vocione – cosa per cui ringrazio e apprezzo la sensibilità di questo medico e di altrə colleghə e infermierə che ho recentemente incontrato, ho notato lo spiccato accento romanesco del dottore e mi è scattata la stupidera2 – fortunatamente trattenuta – associando vaccino e accento con il famoso piatto romanesco della Coda alla vaccinara.

Da qui il titolo di questo articolo. Non me ne voglia il dottore, è con molto affetto che lo cito qui, sentendomi tanto grata quanto stupidina. 🤭

___
1. Giuggiolare: andare in brodo di giuggiole. Non me ne voglia la Crusca, il verbo non l’ho inventato io e si trovano riferimenti in varie pagine web.
2. Stupidera: termine dialettale, milanese, momenti in cui si scoppia a ridere, anche senza motivo. Vedi anche Jean Paul, L’età della stupidera.

TDoR – Transgender Day of Remembrance

Spero di non essere l’unica, in questo mondo, ad avere una serie quasi completamente positiva di coming out.

Sono più di quindici anni che li faccio: i primi due con mia moglie – che ancora mi è vicina, con tanto affetto e amore, anche se in modi differenti – e con il mio migliore amico – che da inizialmente perplesso, poi accettante, da quando ho iniziato il percorso clinico mi ha man mano rifiutata per averlo privato del suo “amico”.

Dopo tanti anni, e soprattutto dopo aver iniziato il percorso clinico e poi la TOS, mi sono dichiarata con gli amici, più recentemente con il mio collega, con l’ufficio della pubblica amministrazione dove lavoro in appalto, con la mia azienda, persino con (pseudo)colleghe di uffici adiacenti al mio – definite, direi erroneamente, “bigotte” da alcunə – e, fin qui mi sono sentita sempre accolta o quanto meno accettata.

In questi giorni sono felice e mi ritengo molto fortunata: sono nata e cresciuta in un’epoca in cui “i” transessuali (allora si parlava solo di MtF e mai in modo gentile) erano associati univocamente alla prostituzione, ora mi sembra di sfondare una serie di porte aperte e per questo non posso che ringraziare tutte le persone transgender e non-binary che negli ultimi cinquant’anni (praticamente gli anni della mia esistenza) hanno sofferto, sputato sangue e denti per le botte, sopportato umiliazioni e continuato a lottare e manifestare, per i nostri diritti.

Molte di queste persone sono state uccise, per lo più brutalmente. Ed è per questo che oggi, 20 novembre, si celebra il #TDoR, Transgender Day of Remembrance, il ricordo per tutte le persone trans* che sono morte per il riconoscimento del loro e del nostro diritto di esistere.

Elencarlə tuttə sarebbe impossibile, qui.
Grazie a tuttu!!! 🙏

TDoR - Transgender Day of Remembrance

E anche questa è fatta, alla faccia del venerdì tredici!

Sto tornando a casa dopo il lavoro, sento una chiamata sull’auricolare, cerco di rispondere ma da imbranata provetta non sento niente e perdo la chiamata.

Controllo appena posso, era il capo, quello con cui cerco di parlare da quattro giorni – ritardo dovuto, mi spiegherà, a problemi contingenti. Mi scuso via SMS: appena arrivo a casa richiamo. E scattano ansia e panico. Non proprio… ma mi piace immaginare la scena con due spiritelli che litigano orbitando intorno alla mia testa se non direttamente nel mio cervello.

A casa respiro, sosta tecnica in bagno, via le scarpe da lavoro, un’ombra di bianco – non ditelo ai dottori! 😇 – e parte la telefonata…

E ancora una volta è stato molto più semplice di quello che mi aspettavo: quasi mi viene a noia fare coming out senza alcun problema – ovviamente scherzo, e sapete che ancora soffro per la perdita del mio migliore amico, unica persona cara che mi ha rifiutata, finora.

Il direttore del personale mi assicura che non ci sono problemi dal punto di vista aziendale, che nonostante non ci siamo mai incontrati, sono soddisfatti del mio lavoro, con apprezzamenti e nessuna lamentela, e che niente cambierà, se non l’anagrafica.

Quando, all’inizio, gli ho chiesto se capiva la diagnosi per “disforia di genere” a cui io preferisco la nuova classificazione dell’OMSincongruenza di genere”, mi ha risposto che la conosce bene, perché una sua amica ha fatto il mio stesso percorso.

Sono felice e mi ritengo molto fortunata: sono cresciuta in un’epoca in cui “i” transessuali erano associati univocamente alla prostituzione, ora mi sembra di sfondare una serie di porte aperte e per questo non posso che ringraziare tutte le persone transgender e non-binary che negli ultimi cinquant’anni hanno sofferto, sputato sangue e denti per le botte, sopportato umiliazioni e continuato a lottare e manifestare, per i nostri diritti.

Elencarlə tuttə sarebbe impossibile.

Grazie a tuttu!!! 🙏

P.S.: In realtà neanche questo credo sia l’“ultimo” coming out, devo ancora dirlo alle mie due prime cugine e a qualche amicizia. Abbiate pazienza se vi tedierò ancora a proposito: spero proprio che nel giro di una o due generazioni il coming out diventi il ricordo di un’usanza antica. Non ci spero ma sono fiduciosa. Nel frattempo ogni passo in quella direzione – spero anche i miei piccoli passetti, che racconto qui – ci avvicinerà al traguardo.

L’ultimo coming out… deve attendere

Dopo aver chiesto un parere anche al mio avvocato, ho pensato di fare un altro coming out con la mia azienda, parlando con il direttore del personale.

Non sono tenuta a farlo, non finché non ci sarà la sentenza e dovrò comunicare i miei nuovi dati anagrafici e fiscali.

Ho un po’ di timore nel farlo: sono a tempo determinato e non avrebbero certo bisogno di rischiare una causa per discriminazione per liberarsi di me. Ma d’altra parte non c’è comunque alcuna certezza sul lavoro, di questi tempi.

Non ne ho il “dovere” ma ne sento il “bisogno”. Necessità di essere sincera, trasparente e, soprattutto, di essere finalmente libera di essere di quella che sono senza più nascondermi.

Inoltre il mio collega, nonché supervisore, lo sa già da tempo e non vorrei metterlo in imbarazzo se l’azienda venisse a saperlo altrimenti. E l’imbarazzo sarebbe più che condiviso, in quel caso.

Ieri pomeriggio mi sono decisa a chiamare il direttore operativo che gestisce anche le risorse umane. Essendo una questione personale e delicata gli chiedo, via messaggio, quando posso chiamarlo per parlargli in modo riservato e mi dà appuntamento per stasera alle 18.

Lo chiamo all’ora fissata ma non risponde. Poco dopo mi arriva un messaggio in cui mi chiede se può chiamarmi più tardi. Certo che sì, “quando vuole e può: io sono a casa”.

Passano le 19, le 20, le 21 e anche le 22. Niente!

Sono già nervosa e in ansia da ore. Sono stanca, con un livello motivazionale che ha iniziato a scavare sotto le suole.

Sono emotivamente esausta: tenersi dentro un coming out per trentadue ore è un po’ come trattenere un tappo, già uscito per metà, di una magnum di spumante, dopo averla agitata, sotto il sole del deserto.

Gruppo AMA

Mi sono svegliata felice. Ho dormito serena, sono contenta, allegra.
Stamattina riunione del gruppo AMA. Da raccontare ne ho!

Ma prima di iniziare mi coccolo un po’: doccia, trucco, parrucco, il tutto con cura e con calma. Alla fine mi piaccio, mi vedo quasi bella.

Clara, dal gruppo, mi dirà che sono “luminosa”.
Sì, sono felice!

Peccato che, nonostante il gruppo sia cresciuto un pochino, non siano molte le persone con cui condividere tanta felicità!

A proposito, se mi leggete magari vi può interessare: ci incontriamo ogni prima domenica del mese – salvo festività particolari – dalle 10.30 alle 12.00, al momento, causa covid, l’incontro al momento è online. Per partecipare, scrivete un messaggio e-mail a trans@arigayvarese.it.

Rivoluzione! (Restiamo unite!!! ????)

Locandina del film "Ottobre", 1928, di Sergej Michajlovič ĖjzenštejnOggi è il 103o anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Per me è una buona giornata, di festa.

Ho passato gli ultimi cinque giorni a pensare – sullo scioglimento e sul nostro rapporto in genere –, piangere in privato e trattenere le lacrime in pubblico.

In questi giorni l’affetto non è mancato: mi ha baciata, carezzata e abbracciata come al solito. Stamattina mi ha anche svegliata con “Mio amore…”, invece del solito “Hey!”.

Dall’affetto inizio, dopo averle chiesto di poter parlare con lei riguardo il nostro futuro, e chiedendole se la sua scelta fosse da considerare definitiva o c’era possibilità di ulteriore riflessione, visto l’extra-tempo che abbiamo, che ha.

C’è ancora tanto affetto e sull’affetto si basa l’unione civile. La amo ancora tantissimo e anche lei mi conferma – ancora – il suo amore.

E allora ha senso sciogliere un rapporto così? Avrebbe senso poi convivere – cosa probabilmente forzata – dopo lo scioglimento? A questo punto mi conferma che anche lei ci ha ripensato ed è orientata a continuare con l’unione civile.

Le elenco comunque le caratteristiche e le differenze rispetto al matrimonio, almeno per quello che ho capito, invitandola comunque a documentarsi e a chiedere un consiglio legale – fortunatamente ha anche amiche avvocate.

La solidarietà, la possibilità di visita e decisione in ospedale, la successione, il rapporto con nostro figlio sono tutti punti a favore per la continuazione per un rapporto che dura da ventun anni e un matrimonio che ne sta per compiere diciassette!

Lei si scusa di non potermi più dare affettività sessuale, non ha più attrazione sotto quel punto di vista, non al momento almeno, e teme che ne possa soffrire. Certo mi manca un po’ di sano sesso, un po’ di sane coccole, il profumo e il contatto con la sua pelle. Ma sono anche vecchietta, la tos funziona e ho quasi raggiunto la pace dei sensi. Le confesso che poi, ogni tanto, ci riesco da sola a darmi piacere… e, sperando di non turbarla, che ci riesco quasi esclusivamente pensando di farlo con lei.

Io invece mi scuso, perché so di essere un peso, sia per la mia salute che per la mia precarietà economica, che con l’unione dovrà continuare a prendersi cura anche di me, per quanto verrei fosse proprio il contrario! Forse è un retaggio della mia educazione culturale “da uomo”, ma credo più sia questione di età: sono una vecchia chioccia… e ora è più facile che sia lei a “portare i pantaloni” in casa. ????

Rimane ovviamente la certezza, per entrambe, di poter sciogliere l’unione successivamente e in qualsiasi momento, nel caso dovessimo incontrare una nuova anima gemella – anche se nessuna delle due ha, al momento, alcuna intenzione di cercare nuove relazioni, io men che meno! – o si dovessero spegnere l’affetto e la complicità che fino a qua ci hanno condotte. Scioglimento che, se consensuale e con richiesta congiunta, può avvenire in tempi brevi, con semplici atti burocratici.

Con il desiderio e la speranza di una maggiore sicurezza economica, tranquillità e felicità – non ne abbiamo diritto anche noi, come tutt*? – per entrambe e per tutta la famiglia.

E poi chissà, già che sogno, forse un giorno ci innamoreremo, si innamorerà di me, di nuovo e di più, da donna a donna. ❤❤❤
Oggi sono così!
????????????

Rivoluzione! (Restiamo unite!!! 😍)

Locandina del film "Ottobre", 1928, di Sergej Michajlovič ĖjzenštejnOggi è il 103o anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Per me è una buona giornata, di festa.

Ho passato gli ultimi cinque giorni a pensare – sullo scioglimento e sul nostro rapporto in genere –, piangere in privato e trattenere le lacrime in pubblico.

In questi giorni l’affetto non è mancato: mi ha baciata, carezzata e abbracciata come al solito. Stamattina mi ha anche svegliata con “Mio amore…”, invece del solito “Hey!”.

Dall’affetto inizio, dopo averle chiesto di poter parlare con lei riguardo il nostro futuro, e chiedendole se la sua scelta fosse da considerare definitiva o c’era possibilità di ulteriore riflessione, visto l’extra-tempo che abbiamo, che ha.

C’è ancora tanto affetto e sull’affetto si basa l’unione civile. La amo ancora tantissimo e anche lei mi conferma – ancora – il suo amore.

E allora ha senso sciogliere un rapporto così? Avrebbe senso poi convivere – cosa probabilmente forzata – dopo lo scioglimento? A questo punto mi conferma che anche lei ci ha ripensato ed è orientata a continuare con l’unione civile.

Le elenco comunque le caratteristiche e le differenze rispetto al matrimonio, almeno per quello che ho capito, invitandola comunque a documentarsi e a chiedere un consiglio legale – fortunatamente ha anche amiche avvocate.

La solidarietà, la possibilità di visita e decisione in ospedale, la successione, il rapporto con nostro figlio sono tutti punti a favore per la continuazione per un rapporto che dura da ventun anni e un matrimonio che ne sta per compiere diciassette!

Lei si scusa di non potermi più dare affettività sessuale, non ha più attrazione sotto quel punto di vista, non al momento almeno, e teme che ne possa soffrire. Certo mi manca un po’ di sano sesso, un po’ di sane coccole, il profumo e il contatto con la sua pelle. Ma sono anche vecchietta, la tos funziona e ho quasi raggiunto la pace dei sensi. Le confesso che poi, ogni tanto, ci riesco da sola a darmi piacere… e, sperando di non turbarla, che ci riesco quasi esclusivamente pensando di farlo con lei.

Io invece mi scuso, perché so di essere un peso, sia per la mia salute che per la mia precarietà economica, che con l’unione dovrà continuare a prendersi cura anche di me, per quanto verrei fosse proprio il contrario! Forse è un retaggio della mia educazione culturale “da uomo”, ma credo più sia questione di età: sono una vecchia chioccia… e ora è più facile che sia lei a “portare i pantaloni” in casa. 😜

Rimane ovviamente la certezza, per entrambe, di poter sciogliere l’unione successivamente e in qualsiasi momento, nel caso dovessimo incontrare una nuova anima gemella – anche se nessuna delle due ha, al momento, alcuna intenzione di cercare nuove relazioni, io men che meno! – o si dovessero spegnere l’affetto e la complicità che fino a qua ci hanno condotte. Scioglimento che, se consensuale e con richiesta congiunta, può avvenire in tempi brevi, con semplici atti burocratici.

Con il desiderio e la speranza di una maggiore sicurezza economica, tranquillità e felicità – non ne abbiamo diritto anche noi, come tutt*? – per entrambe e per tutta la famiglia.

E poi chissà, già che sogno, forse un giorno ci innamoreremo, si innamorerà di me, di nuovo e di più, da donna a donna. ❤❤❤
Oggi sono così!
😍😍😍

Incontro con l’avvocato… cancellato

Domani avrei dovuto incontrare l’avvocato per la consegna dei documenti, ma giusto domani entrano in vigore le restrizioni della zona rossa in cui siamo rinchiusi.

Già che l’avevano tirata in lungo per tutta la settimana, un giorno in più no, eh?!

Vabbe’, i documenti si possono spedire per posta o corriere e un paio di consigli e chiarimenti sono riuscita a chiederglieli via messaggi e telefono: oltre a essere molto bravo è anche molto disponibile.

L’unico fatto positivo è che ho scoperto che c’è ancora un po’ di tempo, per M., per decidere su cosa ne sarà del nostro matrimonio. Almeno fino al deposito dell’istanza – e prima deve essere approvato il gratuito patrocinio – e alla notifica delle citazioni.

Tempo indefinibile, normalmente circa un mese… ma con il covid di mezzo tutto è relativo e dilatato.