“Madonne” della candelora

Stanotte ho dormito pochissimo: sto meglio, respiro meglio, ma si sono riacutizzate alcune mie cronicità.

Mi sveglia il telefono, è il capo-area, ma non riesco a rispondere perché ho braccia e mani completamente addormentate – già: vorrei dormire ancora anch’io, tutta!

Richiamo e mi tira un pippone, perché ho compilato un documento interno come Chiara. Interno, non fiscale, non legale, non ufficiale: un report interno che durerà tutto l’anno e ormai manca pochissimo ai nuovi documenti.

Ho fatto coming out in azienda da più di un anno, per tuttə sono Chiara, anche per l’ente per il quale lavoro in appalto e per l’utenza. Senza nessun problema. Credevo decisamente di godere già, a tutti gli effetti, di un’identità alias.* Evidentemente no!

Il buongiorno si vede dal mattino! 🤬

Essendo il 2 febbraio, mi sono partite le (s)madonne della candelotta! 😇
candelotto di dinamite


* L’identità alias è concessa, in Italia, alle persone trans* o non-binarie – in attesa o in alternativa alla rettifica anagrafica – da molte aziende private, da molte università, da alcuni istituti scolastici ed è anche in discussione una proposta per la sua introduzione nel Contratto di Lavoro della Pubblica Amministrazione. Consiste nell’utilizzare l’identità anagrafica, di cui ne sono a conoscenza unicamente gli uffici del personale e le segreterie didattiche, solo ove strettamente necessario ai fini legali, fiscali e previdenziali. Per il resto viene utilizzato il nome scelto dalla persona per rappresentare l’identità di genere percepita, su tesserini identificativi, indirizzi e-mail, biglietti da visita, elenchi, ecc.

Finalmente ritirata l’ultima notifica

Oggi, finalmente, T. è riuscito a ritirare la notifica della mia sentenza.

Finalmente partono i 30+10 giorni per il passaggio in giudicato. Fra quaranta giorni sarò Chiara anche per lo Stato.

Certo poi ci vorrà ancora qualche mese per il passaggio e le trascrizioni burocratiche fra Tribunale e i Comuni di nascita, matrimonio e residenza, poi all’Agenzia delle Entrate… ma dal 12 di marzo – sì, ho fatto subito i conti! – nessunə mi potrà più chiamare con il vecchio nome, o deadname, come viene definito.

Non muoio io – io rinasco – muore il mio nome, definitivamente.
Non lo vorrò più sentire. Non più. Non a questo punto.

Mi devo emancipare!

Lo so, mi lamento sempre e invece dovrei baciare e cospargere di fiori dove passa M.: non mi ha buttata fuori di casa, mi ama ancora – almeno a modo suo – e sopporta le mie paturnie.

Questo non toglie che mi debba emancipare!

Ci sono momenti in cui mi sento solo un peso, momenti in cui vorrei avere di più, sia di affetto che economicamente… e troppo spesso mi pare di essere l’unica in famiglia a dover rinunciare quasi a tutto, per far quadrare il bilancio, pure a dei farmaci e a degli integratori prescritti, per non parlare dei trattamenti estetici – elettrocoagulazione dei rimanenti peli del viso e logopedista per addolcire il mio vocione – che, non essendo vitali, sono rimandati sine die ma sarebbero necessari per una mia piena affermazione.

Poi posso spostarmi sempre di meno: dopo il tramonto non posso più guidare, e chissà per quanto potrò conservare la patente, a causa delle troppe patologie che si stanno accumulando.

I miei contatti ormai, a parte la famiglia, in casa, e il lavoro, sono quasi esclusivamente virtuali… vien quasi da benedire il covid per averci dotato di strumenti, o meglio di averci costrettə ad abituarci a usarli.

Avrei bisogno di spostarmi in un ambiente più urbano: qui senza macchina non si può nemmeno pensare di muoversi. Ma di trasferirsi né M. ne F. ci pensano proprio, anzi: non hanno nessuna intenzione di lasciare questo paesino, tanto bello quanto isolato.

Sì, lo so: mi vanto sempre di essere un’orsa montanara. Vero! Però questa è a mala pena collina, non montagna, e per quanto orsa o forse proprio per esserlo mi sento in trappola.

Ho bisogno di un reddito, vero, adeguato, con cui potermi autodeterminare. Ho bisogno di un tetto, di mezzi pubblici affidabili e, ahimè, vista la condizione di gambe e schiena ne avrei bisogno in pianura.

La montagna mi manca ma ormai è rimasta solo un sogno e, ne sono sicura, è la sua carenza che ha aggravato le mie condizioni fisiche – e psichiche.
Ah, dimenticavo: ho bisogno d’amore. Di amore ne ho tanto, ma per quanto può durare un amore così a senso unico?

Come non pensare a Pino Daniele, in questi giorni, e soprattutto a Voglio di più!

Notifiche arrivate, ne manca solo una

A M. e F. sono arrivate le notifiche della sentenza qualche giorno fa.
A T. risultano in consegna ma non ancora ritirate.

Non capisco perché perdere altro tempo: è stata notificato l’inizio del procedimento, per la possibile costituzione in opposizione delle parti interessate – moglie e figli – già dalla prima udienza. Sono risultate contumaci, evidentemente non interessate all’opposizione.

La sentenza infine è arrivata. Le parti non avevano da ridire prima, dovrebbero averne ora? Ma come spesso mi ricorda M. è inutile farsi domande sulla logica e sui percorsi della burocrazia.

Però già hanno impiegato un mese a depositare la sentenza, poi si sono dimenticati di comunicare il deposito al mio avvocato… ’nzomma, potrebbero anche accorciare i tempi successivi.

Ma come ho già detto più volte: la vita è la mia, mica la loro!

Spero solo che T. riesca a ritirare la notifica presto: il mio orologio biologico ticchetta sempre più velocemente.

Burocrazia bis: Patente e libretto!

Non trovando un contatto per un call center dell’ACI, per non dover andare fino a Varese solo per delle informazioni, chiamo una loro delegazione locale: sono passata l’altra sera dall’ufficio ma erano già chiusi, perché hanno orari carpe diem in perfetto stile Signorina Vaccaroni…*

Chiedo se possono aiutarmi a capire se e come fare cambio patente e intestazione del libretto: se convenga il trapasso (l’utilizzatore è mio figlio, ma era minorenne al momento dell’acquisto) o un cambio di intestazione.
— Ah no, faccia il trapasso: le conviene!
— Sì, ma… so che non sono pratiche usuali però…
— Le abbiamo già fatte ’ste cose, anche il cambio patente – molto seccata! –, ma non mi ricordo come!
— Ah!?
— Buona sera. click

«Non mi ricordo come»… ma non dovrebbe essere il suo mestiere? E avendo chiamato io, non dovrei essere io a salutare per prima e poi chiudere la chiamata?

Poco dopo provo con un’agenzia di pratiche automobilistiche privata: l’impiegata è super gentile, disponibile, preparata… Mostra solo qualche perplessità quando chiedo se potrei eventualmente attendere la scadenza della patente attuale, per il cambio intestazione – probabilmente non si può –, e capisce perfettamente cosa intendo per “diritto all’oblio”, quando lo cito come mio dubbio riguardo al procrastinare la pratica.


* La Signora Vaccaroni è una personaggia, interpretata da Cinzia Leone, nella serie televisiva La tv delle Ragazze, 1988-89, di Serena Dandini.

Burocrazia: i documenti

Fra le tante cose che seguono l’anelata riassegnazione anagrafica c’è la voltura di tutti i documenti e di tutte le intestazioni.

Fra queste c’è la casa e il relativo mutuo – anche se in realtà manca così tanto a estinguerlo che sono ancora dell’idea che stia semplicemente pagando l’affitto alla banca).

Due-tre settimane fa chiamai un notaro – lo so, si dice “notaio”, ma adoro la dicitura toscana – vicino a casa che seguì alcune mie pratiche societarie e mi ero trovata bene. Chiesi di avere informazioni, consigli, possibilmente un preventivo per il cambio di intestazione catastale e relativo mutuo valutando, in alternativa, un’eventuale donazione ai figli della mia quota.

Non mi hanno mai richiamata e oggi riprovo: chissà magari non hanno segnato bene il numero…

Mi risponde – credo – un’altra impiegata che, capita la situazione, mi consiglia vivamente di rivolgermi al notaio che seguì il rogito – di Milano – e la banca che ha stipulato il mutuo – a Rho – …Comodo no?

Sarò malfidente ma sospetto vivamente che la motivazione del mio cambio anagrafico sia problematica per lo studio… o almeno per l’impiegata.
Quando fui loro cliente il notaro – mio coetaneo – era giovane e probabilmente affamato di clienti, ora forse ne ha troppi?

Cerco altri notai e chiamo il primo in elenco: ottengo subito appuntamento fra qualche giorno. Sembra un giovane notaio, spero con una mente più accogliente!

Società 👉civile👈

Sono in coda al CUP per pagare un ticket. In realtà sono in coda alla macchinetta che dà i numerini che però si attiva solo all’apertura degli sportelli. 🤔 Vabbe’…

Nell’attesa – sono arrivata circa un quarto d’ora prima – chiacchiero amabilmente con un altra signora e gli altri pazienti che si rivolgono a me come “signora”.

Sarà complice la mascherina – oltre all’abbigliamento, certo – ma anche col mio vocione – che cerco sempre di addolcire un po’ – la percezione di me non cambia, e non credo proprio sia per effetto della sentenza! 🤭

Anche allo sportello l’impiegata mi accoglie con “buongiorno signora!” poi, ahimè, legge le carte e si corregge:
— Ah, no, mi scusi signore!
— No, no, no, va benissimo ‘signora’! Sto aspettando che mi aggiornino i documenti.
— Ah, sì… mi scusi comunque.
— Non si preoccupi. Ho appena ricevuto la sentenza ora attendo i nuovi documenti.
— Ah, bene!!! Congratulazioni e auguri!

Mi commuovo ma mantengo un contegno: è uno dei tanti segnali che la Società è molto più avanti e accogliente della Politicapolitica.

Quell’applauso in Senato, a seguito della cancellazione della discussione del Ddl Zan, è una ferita profonda che ancora sanguina. La miglior medicina è incontrare persone così, che non solo mi accettano ma mi fanno anche gli auguri!

Grazie 🙏 di cuore!


* Il 27 ottobre 2021, il Senato della Repubblica Italiana, con votazione a scrutinio segreto, approva il non passaggio all’esame degli articoli del Ddl Zan, disegno di legge 2005, XVIII legislatura, Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. All’approvazione dell’affossamento definitivo del Ddl, già depotenziato dalla Camera dei Deputati, in aula segue un vergognoso, lungo applauso esultante dagli scranni dei partiti di centro-destra cfr. https://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/53457.htm

Quando le vocine parlano, meglio ascoltarle!

Sebbene “perfino nel mondo dei maghi sentire voci non è un buon segno”, le vocine che ti parlano bisogna ascoltarle.

Be’, magari non proprio tutte e non sempre ma, con tutte le visite psichiatriche che ho passato in questi anni, direi che quel tipo di voci potrei escluderle.

Questa notte praticamente non ho dormito: oltre ai soliti dolori, più intensi ieri sera e stanotte, si aggiungono pensieri, preoccupazioni per una carissima amica con gravi problemi di salute, presente, futuro, cure di cui avrei bisogno e che non mi posso permettere – a partire dalla logopedia, perché la mia voce proprio NON LA SOPPORTO PIÙ! – oltre a tutte le ansie che questo infinito periodo pandemico ci sta accollando.

Nel silenzio assoluto della notte – si fa per dire, eh, quanto mi manca il silenzio! – mi entra in testa una vocina: no, non mi dà consigli malvagi, non mi invita alla vedetta, alla strage…

È una voce dolce, lieve, impercettibile, forse non è neanche un suono e mi rendo conto di averla già sentita, inascoltata. Mamma?!

Mi consiglia di vedere a che punto è la mia sentenza. Cerco di girarmi e riprovo a dormire. Non ci riesco. Prendo il telefono che normalmente non porto mai a letto, salvo rari casi particolari e come ho detto sono molto preoccupata per una mia cara amica: le ho detto che può chiamarmi in qualsiasi momento e su queste cose non scherzo.

Cerco e trovo la pagina dedicata del Ministero della Giustizia. È in manutenzione ma rinvia a una app. Provo a installarla, si può anche sul mio, per quanto obsoleto. Faccio una ricerca con i riferimenti che ho.

Mentre rivivo quest’attimo, raccontandolo, mi viene in mente Lo Shampoo, di Giorgio Gaber, non so perché, forse l’enfasi del racconto.

Cerco e trovo: è un accesso pubblico e buona parte dei dati sono oscurati ma sono io, è la mia causa. La sentenza è definitiva, depositata!

Guardo la data: 29 ottobre. Oggi è giusto passato un mese e, per quel che mi ricordo, la sentenza ormai credo sia passata in giudicato.

Non si legge quale sia la decisione ma il mio pessimismo cosmico questa volta non fa neanche il solletico alla mia certezza: è andata!!!

Mi si stampa un sorriso in faccia. Non sento più i dolori – non è vero ma, probabilmente, non ci penso più. È ancora notte, non posso fare nient’altro e tengo a freno l’urgenza di scrivere o chiamare – subito – il mio avvocato.

Mi alzo con largo anticipo, non so come – o forse sì? – io riesca a essere così sveglia. Devo fare gli esami del sangue per la TOS e mille altri controlli – alla fine mi salasseranno con cinque fiale – forse è per questo che non riuscivo a dormire: ho studiato troppo poco per questi esami! 😲 (Chiedo scusa per la battuta!).

Nel primo pomeriggio mando un messaggio al mio avvocato e poco dopo riesco a parlargli. Quando ha letto il mio messaggio – mi dice – pensava mi fossi sbagliata poi, dopo aver controllato, trova la conferma del deposito della sentenza.

È imbarazzato ma il tribunale di Varese si è semplicemente dimenticato di comunicarglielo o lo farà con calma – ho piena fiducia in lui ma mi mostra comunque il log delle comunicazioni ricevute riguardo la mia pratica.

Nota anche che fra sentenza e deposito sono passate due ulteriori settimane. Un mese e mezzo di differenza. Sembra poco, eh? Ma quando la pelle è la tua…
Anche perché i trenta giorni, scopro poi ‘più dieci’, quindi quaranta, decorrono da quando la sentenza viene notificata alle parti interessate: figli, moglie e Procura. Altri due mesi almeno, sperando in tempi brevi per le notifiche. 🤔

E la pelle è sempre la mia! Ma chi sta dall’altra parte della scrivania sembra proprio non riuscire ad accorgersene.

Vabbe’, finito lo sfogo è tempo di tornare alla gioia e ai dettagli.

Hanno accettato tutto, quasi: la riattribuzione anagrafica, quella chirurgica, il nome “Chiara” e la conversione del nostro matrimonio in unione civile, invece dello scioglimento.

Non hanno accettato il secondo prenome, che volevo mutuare dal cognome di mia madre “Calza”, che poi è come moltə persone mi conoscono “Chiara Calza”. Non hanno accolto la mia richiesta, perché “è vietato imporre al bambino… un cognome come nome” (art. 34 D.P.R. n. 396/2000). Non sono un bambino, né una bambina e “Calza” non me lo impone nessunə: l’ho scelto e chiesto io… ma basta! Va bene così. Non ce la faccio più! Accordo concluso. Prendo il pacchetto così com’è. E sono felice! Davvero!

So che io comunque sarò sempre “Chiara Calza”, per me e per moltə di voi. È anche un mio pseudonimo editoriale, per cui esisto davvero, almeno sulla carta. E comunque rimarrà sempre in me e nel mio cuore quel piccolo frammento di mia madre: l’ho sempre amata tanto e sempre tanto – e di più, molto di più – mi ha dato.

Quindi, visto che il posto è ormai vacante, nel caso vogliate propormi alla carica di Presidente della Repubblica, che sarebbe ben ora venisse assegnata a una donna – e perché non trans*? – potrei accettare ma solo come “detta ‘Chiara Calza’”. 😊🤭😃

In ogni caso, oggi più che mai, amo il numero 29!

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, visto l’art. 31, d.lgs. n. 150/2011, così provvede:
1) accoglie la domanda proposta da Xxxxx Xxxxxxxx, nat* a Milano il 12/08/1964, di rettificazione di attribuzione di sesso e conseguentemente ordina all’ufficiale di stato civile di Milano di effettuare la rettificazione nel relativo registro atti di nascita (Anno 1964, Parte X, serie X, n. YYY) del sesso, da “maschile” a “femminile”, e del nome, da “Xxxxx” a “Chiara”;
2) autorizza Xxxxx Xxxxxxxx, nat* a Milano il 12/08/1964 a sottoporsi a trattamento medicochirurgico di adeguamento dei propri caratteri sessuali ai caratteri sessuali femminili;
3) dà atto della volontà dei coniugi Xxxxx Xxxxxxxx e Xxxxx Xxxxxxxxx di non sciogliere il matrimonio contratto in data YY.YY.2003 (atto iscritto nei Registri dello Stato Civile del Comune di Varese dell’anno 2003, atto n. YYY, parte X) a seguito della rettificazione anagrafica di sesso di Xxxxx Xxxxxxxx e, per l’effetto, ordina all’ufficiale dello stato civile del Comune di Varese di iscrivere l’unione civile nel registro delle unioni civili e di provvedere alle annotazioni di competenza ai sensi dell’art. 31, comma 4-bis, d.lgs. n. 150/2011;
4) nulla sulle spese.

L’amore è complicato(?)

Siamo noi donne a essere complicate o è l’amore (fra donne), quello maturo, ultra-ventenne, a esserlo?

Vi ho raccontato l’esito di un addio troppo affettuoso, qualche giorno fa.
Dopo quell’episodio ho un po’ raffreddato i miei approcci: ricambio i baci ma non li cerco, temendo di essere eccessiva.

Risultato?

Li cerca lei, i baci, e stamattina, invece del solito, brusco “hey, è ora!” per svegliarmi si è seduta sul letto, mi ha accarezzata, baciata – per quel che poteva, con la maschera del CPAP – e chiamata “tesoro”!

Ho sempre odiato quell’orrenda canzone di Marco Ferradini ma…

Io sarei sempre affettuosa, anche di più, ma mi trattengo proprio perché non è la prima volta che arriva quella frase: “ma come sei affettuosa!”, più seccata che stupita.

Passerei il mio tempo con lei abbracciate, baciandoci, accarezzandoci e, quando entrambe non siamo stanche, sfinite – già, quando? 🤔 –, a fare l’amore. Peccato però che, nella coppia, solo io sono lesbica!

Sarà questa mia nuova adolescenza, saranno gli ormoni… ma io «ho bisogno d’amore, perdio! Perché sennò sto male!».

Sarà per questo che quando vedo o sento qualcuna fra le mie amiche più care il mio battito cardiaco accelera?

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E anche un po’ di sesso non ci starebbe male! 😇