Referendum

No, non parlo dei referendum bocciati pochi giorni fa, ché è meglio, recitava puffo Quattrocchi…

Parlo del referendum indetto oggi riguardo la fusione del mio Comune con gli altri due limitrofi, già parte dell’Unione.

In questo paesino siamo circa ottocento anime, io aggiungo “compresi gatti e cinghiali” ma in realtà cani, gatti e cinghiali superano nettamente la popolazione bipede, specie quella votante.

Considerati i numeri è difficile trovare ressa ai seggi ma la questione delle code separate è sempre in agguato.

Fortunatamente nella sezione – unica, per il Comune – eravamo solo io, mia moglie e gli addetti. Rassegnata mi metto davanti alla postazione relativa al mio – ancora per poco – attuale nome anagrafico e l’addetto mi invita a mettermi in coda dietro a mia moglie.

Eh, l’orgoglio è piacevole in certi istanti ma rimane un brutto sentimento 🤔 e mi affretto a consegnare tessera elettorale e carta d’identità informando lo scrutatore che sui documenti c’è ancora, per poco, il nome “sbagliato”.

“Ah, sì, capisco!” e senza alcun imbarazzo – almeno apparentemente – mi invia al presidente per ritirare la scheda e votare.
È andata bene. A me. Ma questa cosa delle code separate per sesso deve cessare. E mai verbo fu più adatto di “cessare”, in questo caso. 🤭

“Madonne” della candelora

Stanotte ho dormito pochissimo: sto meglio, respiro meglio, ma si sono riacutizzate alcune mie cronicità.

Mi sveglia il telefono, è il capo-area, ma non riesco a rispondere perché ho braccia e mani completamente addormentate – già: vorrei dormire ancora anch’io, tutta!

Richiamo e mi tira un pippone, perché ho compilato un documento interno come Chiara. Interno, non fiscale, non legale, non ufficiale: un report interno che durerà tutto l’anno e ormai manca pochissimo ai nuovi documenti.

Ho fatto coming out in azienda da più di un anno, per tuttə sono Chiara, anche per l’ente per il quale lavoro in appalto e per l’utenza. Senza nessun problema. Credevo decisamente di godere già, a tutti gli effetti, di un’identità alias.* Evidentemente no!

Il buongiorno si vede dal mattino! 🤬

Essendo il 2 febbraio, mi sono partite le (s)madonne della candelotta! 😇
candelotto di dinamite


* L’identità alias è concessa, in Italia, alle persone trans* o non-binarie – in attesa o in alternativa alla rettifica anagrafica – da molte aziende private, da molte università, da alcuni istituti scolastici ed è anche in discussione una proposta per la sua introduzione nel Contratto di Lavoro della Pubblica Amministrazione. Consiste nell’utilizzare l’identità anagrafica, di cui ne sono a conoscenza unicamente gli uffici del personale e le segreterie didattiche, solo ove strettamente necessario ai fini legali, fiscali e previdenziali. Per il resto viene utilizzato il nome scelto dalla persona per rappresentare l’identità di genere percepita, su tesserini identificativi, indirizzi e-mail, biglietti da visita, elenchi, ecc.