Invito a cena… senza delitto!

Ieri sera mi invita a cena, per oggi, la mia vicina di casa. Sì: la migliore amica di M., quella per cui M. non se ne sarebbe mai voluta andare via da qui.

Mi rassicura che, per quanto voglia bene a M., il rapporto con lei e la famiglia non è minimamente cambiato. Ed è accogliente come sempre ma il marito assente – eh, il calcio in tv! – e i figli, già grandi, latitanti… ma tutto sommato, anche se mi avrebbe fatto piacere confrontarmi con la figlia maggiore, nata giusto qualche giorno dopo F.

La vicina – mi spiace chiamarla così ma è per tutela della sua privacy – mi dice che M. mi ama ancora tanto e ha ancora grande affetto per me… Io non riesco a percepire più né uno né l’altro e mi viene da ridere – spero espresso solo con un piego delle labbra – anche solo per il momento e il modo in cui se ne è andata: non credo le sia rimasto alcun sentimento, se non l’egoismo, che sentimento non è.

Al di là dei pareri della “sua” amica, i primi pareri, soprattutto dal lato femminile, delle mie amiche e delle colleghe il primo commento è stato: “ma si è trovata un altro?”. Io francamente glielo auguro, se avete letto fin qui, sapete che gliel’ho chiesto più volte di rifarsi una vita – e tutto questo non è colpa di nessuna di noi: la mia non è stata una scelta e lei non non era né bisex né fluida né innamorata di me come persona, al di là dei muscoli – che non ho mai avuto, anche se le zampette erano ben scolpite finché sono andata in montagna – e al di là dei genitali: sapete che a volte succede? Non, è una mia invenzione.

Io ho pensato più a una lesbofobia interiorizzata. Intendiamoci: lei ha sempre accettato tutti gli orientamenti sessuali e d’identità, l’ultimo modo in cui potrei definirla è omofoba o transfobica. Però so bene, sulla mia pelle, quanto sia difficile sopportare le etichette che questa società ti appiccica, come infamanti, figuriamoci quando neanche ti ci riconosci.

E se devo pensar male, sin dal primo pranzo di Natale con i suoceri, dopo il mio outing – lasciai a M. di scegliere se volesse dirglielo lei o se preferisse lo dicessi io – la suocera dava per conclusa la nostra coppia fosse conclusa. E credo che abbia continuato a insistere su questo punto con M. che, ogni volta andava a pranzo dai suoi – mentre io lavoravo, come ogni domenica… forse anche questo ha influito – M. tornava sempre un po’ turbata. Poi magari andava, sempre più spesso, solo per sfogarsi.

Ultima ipotesi che posso formulare è che in tutti questi anni abbia solo sopportato, per amore, credendo magari fosse solo una fase o, all’inizio, solo complicità in un gioco erotico. E, a un certo punto, il tappo è saltato, come dicono le sue ultime parole “non ce la faccio più!”.