Terzo trattamento laser

Decisamente avrei dovuto iniziare molto prima. Tanti anni prima.

L’eliminazione dei peli del volto è considerato un trattamento “estetico”. I proverbi narrano che “donna barbuta è sempre piaciuta”. Ma è davvero così?

No, non lo è! Se non mi rado a fondo – con una pelle delicatissima e pelo durissimo – e non correggo con fondotinta, quell’orrendo alone scuro sul volto mi identifica istantaneamente e senza dubbio: uomo! Ma io sono una donna.

Specularmente, chi fa il percorso FTM, non vede l’ora di veder spuntare i primi peletti, del primo accenno di barba, per poter essere riconosciuto nell’universo maschile: brutta bestia l’accettazione sociale!

Prima di divagare, dicevo che avrei dovuto iniziare prima, perché, che sia più o meno accentuata dalla variazione di TOS, con l’età il pelo tende a sbiancarsi e, ahimè, perché il laser funzioni a dovere il pelo deve essere nero: quello più brutto e visibile, peraltro.

Chiedo un parere alla dottoressa – il tipo di laser che faccio io, ad alessandrite, non è un intervento estetico ma un trattamento medico e richiede personale medico specializzato per l’effettuazione – che mi prospetta un minimo di altre tre sessioni… con la speranza di poter far fronte alla spesa.

La fatica aumenta. Il risultato si allontana.

Per l’apparenza ci vuol sofferenza

Oggi primo ciclo di depilazione laser al volto.

Barba di un giorno, baffi di due – ché ultimamente crescono più lentamente – con tanta fatica per guardarmi allo specchio ed effetto grattugia sulla mascherina.

Piacevole? No, per niente!
Insopportabile? No, neanche.

Per lo più sembrano una serie di punture ravvicinate: non ho mai fatto un tatuaggio ma all’inizio ho pensato a un effetto simile.

Il dolore diventa molto più intenso avvicinandosi al bordo della mandibola e al mento. Comunque sempre sopportabile.

Il vero “divertimento” arriva con la zona baffi dove ogni spot è una staffilata penetrante: io poi sono molto sensibile nella zona del naso e mi ha provocato starnuti e lacrime.

Però sono sopravvissuta, gli spot sui baffi sono pochi e la dottoressa mi ha concesso adeguate pause ogni tre o quattro impulsi.

A proposito di naso, la puzza di pollo bruciato si sente, molto, fastidiosa ma anche questa sopportabile: fortunatamente il getto di aria freddissima usata per rinfrescare la pelle la allontana velocemente. Più fastidiosa forse dopo, con la mascherina indossata, che intrappola e vizia l’aria.

Ah, la dottoressa si è sempre rivolta a me al femminile, chiamandomi Chiara, nome che ho solo indicato fra parentesi nella scheda anagrafica, senza neanche chiedere di usarlo. Ma credo che il mio linguaggio, sia verbale che del corpo, indichi chi sono in modo inequivocabile.

Oui, c’est moi!

C’mon baby, light my fire!