“La” Chiara

Da oggi, al lavoro, sono ufficialmente “La” Chiara.

Dopo anni di vessazioni da parte della mia insegnante di lettere del triennio, che mi riteneva una bestia (magari lo ero anche ma per lei lo ero a prescindere, per questioni politiche, a seguito di una dura discussione riguardo mie opinioni espresse in un tema, all’inizio dell’anno scolastico), alla fine credo di essermi fatta una mia piccola cultura da lettrice autodidatta che mi ha permesso di lavorare per più di una decina di anni, con qualche soddisfazione, in campo editoriale e non solo come grafica ma anche come editor e redattrice.

Da qui deriva una leggera avversione agli svarioni dialettali in cui sono comunque immersa e con cui lotto quotidianamente, spesso inutilmente, anche con me stessa.

Ma da stasera, essere “LA” Chiara è, per me, meglio di un diploma e quindi me ne vanto! Anzi, mi unisco alla sorellanza militante di tutte le “La” dell’universo.

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Non posso non ringraziare anche la mia compagna di classe che in quell’episodio scolastico mi difese strenuamente di fronte alla professoressa, e anche per questo le voglio ancora molto bene. Lei faceva parte del collettivo anarco-femminista della scuola – un ITIS: vita non facile per le ragazze, quarant’anni fa – e per quanto mi sentissi vicina alle compagne, allora i maschi erano fermamente esclusi dagli ambienti femministi.