A volte ritornano

Sto dormendo. Ho avuto due giorni lavorativi pesantissimi e stanotte sono riuscita ad addormentarmi solo dopo le 3.

Suona il campanello della porta. Spero vada M. che è già sveglia da un po’: l’ho sentita alzarsi. Ma è incuffiata – come sempre – e non sente.

Risuonano.

Mi alzo, indosso qualcosa – dormo in mutande, almeno fino al freddo vero, sapevatelo – e vado ad aprire: ovviamente quando arrivo non c’è più NESSUNO! Avrei potuto dormire almeno un’altra ora.

A volte ritornanoVado in bagno e poco dopo dalla finestra sento voci urlanti, che riconosco: sono loro, sono ritornati! 😱

I vicini che stravolsero la quiete della corte in cui vivo, innescando litigate e situazioni infernali, con tanto di querele – presentate e poi ritirate da parte loro – sono tornati. Dopo quasi dieci anni ritornano ad abitare qui.

Riguardo le voci urlanti: no, non stanno litigando, è il loro il tono di voce usuale, quello che si userebbe in una chiamata intercontinentale utilizzando un telefono a bicchierini, quelli uniti con un filo – spago, ai miei tempi, poi si è evoluto con quello di nylon usato per la pesca… ma forse non tuttə siete così matusa come me per capire.

Sono ancora rincoglionita – scusate il francesismo, ma è necessario – dal brusco e anticipato risveglio e in più si fanno sentire mal di testa, dolori e crampi al ventre… lo sapevo da un paio di giorni che sarebbe arrivato il picco del non-ciclo, regolare come quasi sempre. Non potevano scegliere giorno peggiore – o migliore, dipende dai punti di vista.

Sarà una giornata dura, lunga… ma almeno ho una scusa per essere nervosa. 😡

Esco per la spesa e al ritorno incontro la nuovamente-vicina: “Ciao Deadname”.
Sono vestita decisamente carina, da donna, truccata, ho pure il reggiseno push-up… non posso perdere l’occasione: “Ciao… sai, sono cambiate un po’ di cose ultimamente, ora non mi chiamo più Deadname: ora mi chiamo Chiara!”.
“Ah!”, e rientra in casa senza aggiungere nulla, a parte uno sguardo.

Oltre al dolore pelvico, alla ferale notizia del ritorno dei vicini, mi si scatena – riuscissi almeno a capire come o perché?! – l’ipersensibilità uditiva, che mi confonde e mi sbilancia, e fra poco devo andare al lavoro.

Ho già citato Levante, in questo blog, come colonna sonora. Questa volta lo faccio con il titolo con cui ha raggiunto notorietà e successo, ufficialmente il brano è Alfonso, ma la canzone è anche più nota con un titolo alternativo, più adatto alla mia situazione.

Nanna

«Ciao, vado a nanna.»
«Ma non dovevamo fare all’amore?!»
«No!»
C’ho provato…

[nda: non osate correggermi la grammatica!]